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Mostre immersive: esposizioni o esperienze?

Con l’obiettivo dichiarato di rendere universale l’accesso all’arte e di attrarre giovani e pubblici lontani e svantaggiati, il mercato delle mostre immersive sta raggiungendo fatturati elevatissimi. Iniziative private ma ora anche del Governo francese

Pioniere nelle mostre immersive in Europa è del resto proprio una società francese, Culturespaces, fondata nel 2000 da Bruno Monnier, che nel 2018 ha aperto in un’ex fonderia di Parigi L’atelier des Lumières, dopo aver sperimentato il concept a Les Baux-de-Provence con le Carrières des Lumières, il suo primo «centro d’arte digitale» inaugurato nel 2012 in una suggestiva ex cava di pietra. Ora Monnier è a capo di un impero, con un fatturato di 77 milioni di euro, e Culturespaces conta otto centri nel mondo.
Dopo Bordeaux, Seul e l’isola di Jeju in Corea del Sud, Amsterdam e Dubai, l’ultimo, l’Hall des Lumières, ha aperto a New York il 15 settembre nell’ex Emigrant Industrial Savings Bank: un progetto da 22 milioni di dollari. Culturespaces gestisce anche due musei parigini, il Maillol e il Jacquemart-André, e ha acquisito l’Hôtel de Caumont, a Aix-en-Provence, trasformato in centro d’arte. Il fenomeno è contagioso. Nel settembre 2021 è stata inaugurata a Zurigo la Lichthalle Maag, con «Viva Frida Kahlo-Immersive Experience», che ha già raggiunto anche Bruxelles e Madrid. Proprio a Madrid è nato da poco, a marzo, il Mad-Madrid Artes Digitales, negli spazi del Matadero, l’ex mattatoio.

Attirare pubblici nuovi

Ufficialmente, per chi le produce, le mostre digitali hanno il nobile ruolo di «democratizzare» l’accesso all’arte, raggiungendo i pubblici più vasti, anche i più lontani e svantaggiati, i giovani soprattutto che disertano i musei, dando loro appunto la voglia di varcare le soglie dei musei dove sono esposte. «All’origine del progetto dell’Atelier des Lumières c’è la constatazione, basata sull’analisi di dati su quindici anni, che il pubblico dei musei invecchia, ha spiegato di recente Jacques de Tarragon, direttore del centro d’arte digitale parigino. Altro dato: il 70% dei francesi non ha mai visitato un museo nell’arco della propria vita

ella stessa logica, il Centre des Monuments nationaux (Cmn), l’ente pubblico francese che gestisce quasi cento monumenti nazionali in tutta la Francia, ha investito nella realtà virtuale in collaborazione con Atout France, l’agenzia per lo sviluppo del turismo francese e la promozione turistica della Francia nel mondo: un milione di euro pe